Luca Telese tra gli ospiti di Fege 2019

LUCA TELESE

Il giornalista è un curioso al servizio degli altri.

Biografia

Correva l’anno 1970: il Cagliari vince il suo primo, storico scudetto. Luca Telese nasce allora, ad aprile, ma non fa in tempo a gioire che già la sua famiglia si trasferisce a Roma. Così crescerà con un cuore giallo-rossoblu, come racconta nel suo blog.

Madre sarda ma nata a Brescia, padre di Torre Annunziata ma romano d’adozione…doveva chiamarsi Felicio, come il nonno paterno, ma viene salvato in extremis dalla mamma. Cresce nella capitale, prima a Monteverde, quartiere borghese, poi in periferia, a Cinecittà est. Camera con vista sul raccordo anulare… avrà pure i suoi vantaggi: va a scuola in centro e tanto basta a farne un lettore appassionato mentre viaggia in metropolitana, andata e ritorno, almeno mezz’ora per volta. E così impari. Se vuoi imparare. Poi uno stage di tre mesi al Messaggero legato a una colletta di beneficenza. È il 1989, cade il muro di Berlino, nasce un nuovo mondo. E Telese non se la fo ripetere due volte: è uno sveglio, galoppa, uno serio, che capisce al volo, ma che, come dice lui stesso, non avendo parenti nel mondo del giornalismo, per diventare professionista ci mette la bellezza di dodici anni.

Se proprio fossimo tentati di credere all’astrologia, diremmo che è un vero ariete, e, quasi quasi, non sbaglieremmo poi troppo… il carattere maschile più difficile dello zodiaco, vincente nella vita e in amore, perennemente insoddisfatto aspira a essere sempre il primo della classe… E lui, bisogna dirlo, è uno per cui gli aggettivi non si risparmiano: ma, scaltro e sornione, col sovrano distacco di chi “non lo sposti più di tanto”, se la ride sotto i baffi e non ha tanti “grillini” per la testa!

Tra le cose per cui vale la pena vivere, mette la moglie Laura Berlinguer, conosciuta in uno studio televisivo, e suo figlio Enrico, nato nel 2006, mentre conduceva una puntata di Omnibus.

Il numero di quotidiani per cui ha scritto, riletto oggi, ammette che lo lascia incredulo: dal Messaggero al Corriere della Sera all’Unità, dal Manifesto al Foglio, dal Giornale al Fatto Quotidiano, solo per citare i più noti… Dopo l’uscita dal Fatto, nel 2012, fonda un nuovo giornale, Pubblico, “un quotidiano che non si limiti a distruggere, ma che si ponga il problema di come ricostruire”. Purtroppo, non funziona e, poco dopo, il quotidiano chiude i battenti. Autore e conduttore di trasmissioni televisive (ma anche radiofoniche) di successo, tra cui, solo per citarne alcune, Tetris, In onda, Matrix, Bianco e nero, crede – immodestamente – di essere uno dei più grandi esperti di comunicazione politica e, che lo si ami oppure no, non si può non essere d’accordo. Crede pure che l’intervista sia uno dei lavori più nobili e gratificanti nella carta stampata e lui, anche questo bisogna dirlo, ci sa proprio fare. Ha scritto sei libri, tutti ben documentati, uno assai vicino a un romanzo. Farà il grande salto?

Grande affabulatore, ha tratto due monologhi dai due dei suoi libri. E così lo senti raccontare grandi racconti, animato da una passione che non ti inventi, perché, come ha scritto lui stesso: “Bisogna tornare nel bosco della memoria e accendere i fuochi. E questo basterà a salvarci!”.

Festival Editoria e Giornalismo Emergente